"Il miglior modo per imparare a fare un film è farne uno".
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Da Roma alla Croisette, va a Cannes il corto di Budassi
Martedì 2 Maggio 2017 - Il Messaggero
 


di Gloria Satta

Da Roma alla Croisette. Dal 22 al 28 maggio parteciperà al Festival di Cannes, allo Short Film Corner, il corto di Paolo Budassi “Senza occhi, mani bocca”, la cui intensa protagonista Alessia Pellegrino è già stata premiata come migliore attrice al Festival Tulipani di seta nera (dove il film ha avuto un premio speciale "Valore del Lavoro"), al Lunigiana Film Festival e al Festival del Cinema Patologico. Romano, 44 anni, filmaker appassionato, fotografo, montatore, grafico e regista della sala tv del messaggero.it, Budassi è alla sesta esperienza dietro la cinepresa. E ha ora scritto, prodotto, diretto e illuminato “Senza occhi, mani, bocca” che, a Cannes, verrà presentato nell’ambito del Marché, crocevia dei distributori del cinema mondiale. La trama. Il corto racconta con poesia, potenza visionaria e sincerità, una dura storia di pedofilia ispirata alla cronaca.

Protagonista è una giovane senzatetto che ha perso la parola in seguito a un incidente di bicicletta avvenuto quando era solo una bambina. Tolta alla madre, sballottata da una casa famiglia all’altra, finisce sulla strada dove un’assistente sociale (l’attrice Monia Rosa) si prenderà cura di lei. Aiutandola a far riemergere dal suo passato il terribile episodio di violenza di cui era stata vittima e aveva segnato la sua intera esistenza.

Protagonisti. Il bel viso espressivo di Alessia Pellegrino, la Roma insolita che fa da sfondo al racconto (sottopassaggi, parchi, lungolago), la solidità delle inquadrature (operatore alla macchina è Cristina Sammartano) conferiscono al corto coerenza narrativa e un’efficacia emotiva mai convenzionale. Fanno parte del cast anche Silvana Spina, Andrea Cappadona, Davide Daluiso, Camilla Lenzi. Il regista. “L’idea del corto mi è venuta proprio leggendo Il Messaggero dove, nello spazio di pochi giorni, si susseguivano le notizie delle violenze sui minori”, racconta Budassi. “Ho voluto così affrontare questo tema scottante e attualissimo alla mia maniera. Il film è un sassolino che spero contribuisca ad incrementare il dibattito”. I premi. Allievo ai corsi di sceneggiatura di Camilleri, Pirro e Cerami, discepolo del grande operatore di Visconti e De Sica Nino Cristiani, Budassi è cresciuto con il cinema di Kubrick e ammira incondizionatamente la forza narrativa di Kieslowski.

Il suo corto “La parte che manca” ha vinto 11 premi ed è stato a 60 festival internazionali, il successivo “Unisono”, presentato a una settantina di rassegne, ha avuto 19 riconoscimenti. Budassi afferma di amare le storie incentrate sulla vita quotidiana. “Quello che mi interessa di più è indagare nell’animo umano”, spiega il regista, “e anche il mio prossimo film avrà uno sfondo sociale”. Appuntamento a Cannes, dunque, mentre “Senza occhi, mani, bocca”, premiato al festival "Tulipani di seta nera", continua ad essere applaudito alle rassegne cinematografiche italiane: sono dieci, per il momento, ma la lista è destinata ad allungarsi.

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Intervista tratta dall'indirizzo del sito: Messaggero.it





"Unisono", il corto del romano Paolo Budassi fa il pieno di premi a Nettuno
29 luglio marzo 2015 - Il Messaggero
 

Un esperimento realizzato in un'università degli Stati Uniti ha dimostrato che i cuori di un insieme di coppie raggruppate in un ambiente isolato e confortevole, a mano mano che passa il tempo, cominciano a battere allo stesso ritmo. Quelle coppie, insomma, cominciano a "vivere" e "sentire" all'unisono. Parte da qui l'idea di Paolo Budassi, giovane regista romano, che con il suo film "Unisono" ha vinto la XX edizione del Festival del Videocorto di Nettuno dopo aver superato una dura selezione che ogni anno vede circa 200 opere da tutta Italia disputarsi la partecipazione al concorso.

"Unisono" è la storia di due donne molto distanti tra loro eppure vicinissime. E di un uomo che corre in macchina ogni notte ossessivamente. Tre personaggi legati da un mistero. «Un forte potenziale emotivo e una costruzione drammaturgica. E poi originalità, grazie anche a un montaggio serrato che avvolge lo spettatore, coinvolgendolo. Immediatezza e "cuore"»: questi i suoi ingredienti vincenti, secondo il direttore creativo del Festival Elvio Calderoni.

«Mi ha colpito molto il fatto che il cuore degli innamorati batta davvero all'unisono, che non si tratta solo di una frase fatta, da baci Perugina - racconta il regista, classe '72, e una passione per il cinema nata sui banchi del liceo scientifico Benedetto Croce -. E allora mi sono chiesto cosa potrebbe accadere se questi due cuori fossero separati bruscamente, da un istante all'altro senza possibilità di scelta. Da questa partenza ho costruito poi la sceneggiatura».

Un'altra forza di "Unisono" è certamente il cast. Non a caso il corto ha vinto anche il premio per la miglior attrice protagonista andato a Monia Rosa (oltre a quelli per il miglior montaggio, i migliori ambienti e scene, la miglior locandina e il premio del pubblico). «Conoscevo già alcuni attori con cui mi ero trovato bene - spiega Paolo Budassi -. Avevo tre ruoli, i due femminili sono andati a Silvana Spina, con cui avevo già fatto due corti, e Monia Rosa, con cui ne avevo fatto un terzo. Perfette entrambe. Per il ruolo maschile ho scelto Roberto Cardone, attore bravissimo che avevo visto in alcuni corti di un collega».

"Unisono" è stato girato tra Roma e Monterotondo in circa 10 giorni di riprese. «L'atmosfera sul set era bellissima. C'era rispetto per il tema trattato e per chi lo ha vissuto davvero - continua -. Ricordo che quando abbiamo girato al parcheggio del pronto soccorso del Policlinico di Tor Vergata il tutto è avvenuto nel silenzio totale. Una sensazione quasi surreale e sul volto degli attori questo si è visto, regalando ancor piu emozione al finale».

Questa la cosa più bella. E la più brutta? «Durante le riprese in macchina, Roberto Cardone doveva guidare realmente veloce per rendere credibile il movimento. All'imbocco di una galleria ci siamo trovati davanti un'auto che aveva appena fatto un testacoda ed era in diagonale ferma sulla carreggiata. Attimi di paura. Fortunatamente siamo riusciti a passare tra la macchina e il guard rail ed evitare l'incidente».

Paolo Budassi, che nel 2000 ha frequentato un corso di sceneggiatura cinematografica diretto da Franco Rina con docenti del calibro di Andrea Camilleri, Vincenzo Cerami, Ugo Pirro e Umberto Marino, svela i suoi modelli: «Se penso a quelli del passato, allora coloro che mi hanno segnato sono senza dubbio Stanley Kubrick e Kristof Kieslowski. Quello che mi piace di loro è come indagano l'animo umano. Aldilà della perfezione stilistica dei loro lavori mi colpisce proprio questo aspetto: come raccontano le vicende dell'uomo. Tra i moderni cito Danny Boyle: mi piace il suo modo di raccontare fuori dagli schemi, montaggi esasperati, personaggi forti e precisi».

Progetti per il futuro? Un lungometraggio in cantiere? «No per ora non ci penso. Mi sto facendo le ossa sul corto. Mi piace, mi emoziona, mi rende felice, ma se dovessi avere un buona storia fra le mani e un produttore che credesse in me, sarebbe di certo una bella avventura da vivere».

Paolo Budassi ha fondato una piccola casa di produzione cinematografica, la PitefogreFilm, con la quale è riuscito a dare vita alla sue storie. Ha girato 11 corti tra il 2005 e il 2014, tra cui “La parte che manca”, vincitore di ben 10 premi in giro fra i festival nazionali e internazionali e circa 60 selezioni per le fasi finali. La storia del corto racconta la vita di Elena, una donna sopravvissuta sotto le macerie di un terremoto.

di FILIPPO BERNARDI

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Intervista tratta dall'indirizzo del sito: Messaggero.it e Leggo.it





Terremoto l'Aquila, rinascere dalle macerie
Ecco "La parte che manca" di Paolo Budassi
26 marzo 2013 - Il Messaggero
 

ROMA - Hanno ritrovato il suo corpo impolverato sotto le macerie di un palazzo. Ma si muoveva ancora. Elena è sopravvissuta a un terremoto e nella sua vita, dopo l’evento, tutto è cambiato. Chiusa nella totale solitudine, trova un modo per ricominciare a vivere. Questa è la storia de “La parte che manca”, il cortometraggio del giovane regista Paolo Budassi ispirato alla tragedia che ferì L’Aquila il 6 aprile del 2009. Sono passati quasi quattro anni da quella fatidica notte che devastò il capoluogo abruzzese e colpì oltre quaranta comuni dell’area del “cratere”, termine con cui è stata etichettata la zona interessata dall’evento sismico.

Paolo Budassi, regista, scrittore, direttore della fotografia e montatore del cortometraggio, ha voluto raccontare la storia di una donna che cerca di sopravvivere a un lutto. «La vicenda di Elena l’ho immaginata tra quattro mura – racconta – non sono mai stato in nessun luogo che ha ispirato il corto per scrivere la storia. C’è stato un grado di incoscienza, ma forse se fossi andato non sarei poi stato in grado di realizzare la sceneggiatura». Un racconto di 18 minuti nel quale lo spettatore può riconoscere e immedesimarsi sia nel sisma del 2009 sia in qualsiasi altro evento tragico. L’obiettivo è proprio questo: tirare fuori con delicatezza l’elemento emozionale. «La parte che manca non è solamente l’aver perso delle persone care sotto le macerie, ma – aggiunge Budassi - sono parti che mancano a questa donna: lei riesce a vedere uno spiraglio di luce carpendo dei momenti di vita degli altri attraverso una telecamera e riuscendo così a creare un puzzle che rimette insieme tutti i pezzi che sono venuti a mancare da quel momento in poi».

Il corto ha ricevuto molti riconoscimenti. «Siamo stati selezionati per L’Aquila Film Festival e – spiega il regista - ci ha sorpreso vedere che le persone che hanno assistito alla proiezione sono state toccate positivamente, qualcuno ci ha detto che è stato un pugno nello stomaco, questo dimostra che con delicatezza siamo riusciti a tirar fuori le emozioni». Oltre al Festival dell’Aquila, “La parte che manca” ha vinto tre premi al Festival di Nettuno per il Miglior soggetto, il Miglior montaggio, la Migliore attrice protagonista e si è aggiudicato il Videocorto di Bronzo nella sezione Miglior Film. Riconoscimento ricevuto anche al Fluvione Corto Festival nella sezione “Senza Confini” e al Visioni Corte 2012, la rassegna internazionale del cortometraggio indipendente, nella sezione “Cortozero”. E ancora Miglior sceneggiatura e Miglior attrice protagonista allo Zerotrenta Corto Festival 2012.

di GIORGIA CARDINALETTI
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Guarda la videointervista del Messaggero: VIDEOINTERVISTA di Giorgia Cardinaletti

Intervista tratta dall'indirizzo del sito: MESSAGGERO.it





LA PARTE CHE MANCA (O LA RICONCILIAZIONE CON LA REALTÀ)
9 agosto 2013
 
Un’accusa frequente che noi stessi italiani facciamo al nostro cinema è quella di essere poco attuale, di essere distaccato dalla realtà. Paolo Budassi fa tutt’altro, anzi, va proprio a cercare l’attualità lì dove, trascorsa la parabola mediatica, l’attualità sembra dimenticare, rimuovere.

L’attenzione del cortometraggio è del tutto incentrata sulla storia, o meglio su “le storie” che in una notte di terremoto hanno interrotto il loro raccontare. La protagonista ricostruisce il possibile futuro di quelle persone proprio come Budassi riporta l’attenzione sul presente di lei. Lei che proiettando nel futuro gli altri non riesce a far lo stesso con sé stessa. Vive nel ricordo e nella solitudine del ricordo e la scena più personale, più forte e significativa è proprio quella del sogno, l’unica scena che si discosta dal vero e proprio fluire dell’opera. A me è parsa come un’indice attraverso cui leggere tutto il resto, la chiave per aprire la stanza del personaggio. Provo a descriverla.

Il sonoro accompagna, con un crescendo di densità sonora, il crescendo di intensità emotiva: la protagonista sogna quella notte, il risveglio sotto le macerie, il montaggio molto frammentato restituisce i più piccoli particolari di dolore e sofferenza. Quando la densità e l’intensità sonora sono al culmine la protagonista si risveglia con un sussulto (bravissima l’attrice con la sua aria distaccata ma pregna di malcelata emotività , sopratutto in questa scena) e cerca quegli elementi vitali, rincorsi per tutto il cortometraggio, aria ed acqua, simboli di ciò che mancava in quella stanza crollata, e ora inseparabili compagni. Oggetti ne sono la bottiglietta d’acqua sempre presente, il vento del parco e il filo d’aria che in questa scena entra dalla finestra socchiusa.

Particolare attenzione è data ai colori di questa scena, il rosso ed il verde, anch’essi onnipresenti lungo tutta l’opera. Il rosso sembra rappresentare il ricordo, ciò che non si può dimenticare, o annullare. Rossi sono i dvd, rossi i suoi capelli, rossa la luce sul comodino accanto al letto, luogo del ricordo per eccellenza, rosso è l’accendino con cui quasi punisce sé stessa per aver ricordato ancora, o meglio per non aver ancora dimenticato. Il verde invece, rappresenta di suo la speranza di un nuovo inizio, la possibilità di ricominciare. Il parco è verde, verde è il treno con cui va verso il suo vecchio paese crollato, verde è la finestra da cui prende aria. Bellissima quindi è l’immagine di lei alzatasi dal letto rosso (ricordo) e piegatasi di fianco la finestra verde (speranza di andare avanti). Preso l’accendino, accesa e spenta la fiamma, stampa la sua impronta bollente sul braccio sinistro, quasi a marcarsi, a dire «Io ero sotto le macerie e non ne uscirò mai». Il resto del corto racconta con una certa piacevole dose di imprevedibilità e sorpresa il progetto immaginato dalla protagonista, costruendo aspettativa e curiosità nello spettatore.

È indiscutibile che La parte che manca sia anche costruito per commuovere, si può quasi dire per “tirar giù una lacrima di consapevolezza” (o di colpevolezza collettiva?), ma tale aspetto non è esasperato, c’è, ma nella quantità che basta per condire il piatto e non per rovinarlo. Forse aggiungere il montato finale di Leo non era così necessario.

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intervista originale all'indirizzo del sito: http://grandebellezza.wordpress.com





LA PARTE CHE MANCA di PAOLO BUDASSI
11 ottobre 2012
 

PREMIO MIGLIOR FILM SEZIONE "SENZA CONFINI" - Motivazione della giuria:
Risponde allo spirito di racconto di un territorio attraverso la descrizione di una tragedia, quest' ultima resa con efficacia filmica e in modo non patetico. Autoreferenziale ma in modo mai banale. Una nuova forma di rielaborazione del lutto attraverso il mezzo cinematografico

 Il Fluvione Corto Festival  e Dintorni nasce come rassegna di cortometraggi capaci di affrontare le tematiche legate al territorio in tutti i suoi aspetti,  spesso ciò avviene attraverso la valorizzazione di luoghi, paesaggi, ambienti e gioielli naturali da riscoprire,  storie, tradizioni conservate dalla cultura orale, un rapporto di sfida ma nello stesso tempo di empatia tra l'uomo e la natura.

Trattare un insieme di problematiche così complesse presuppone però un approccio che non può limitarsi all'esclusiva "valorizzazione", perché la realtà quotidiana e gli eventi ci costringono  a volte a narrare quei territori nella loro drammaticità, a farne emergere la forza  dirompente capace di costringere la presenza umana ad una solitudine non facilmente rimarginabile. Impresa ancora più difficile è quella di evitare agevoli scivoloni nel patetico adatti alla lacrima facile , una volta che si decida di trattare una tragedia come il terremoto,  che provoca un altissimo coinvolgimento emotivo nella memoria individuale e collettiva di ognuno di noi.

In questa impresa è riuscito Paolo Budassi, fondatore insieme ad altri tre colleghi e amici della casa di Produzione Indipendente  Pitefogrefilm e regista de "La parte che Manca",  vincitore al Fluvione nella sezione "Senza Confini".  Marina Cappellini, che veste i panni della protagonista su cui è focalizzato  tutto il cortometraggio mette in campo una prova interpretativa davvero eccellente ed equilibrata, riuscendo a fornire un ritmo emotivo molto coinvolgente al racconto, sostenuto dall'accuratissima regia di Budassi, curatore anche della fotografia del film e dalla colonna sonora di Federico Procopio mai invadente ed eccessiva.

"Elena è una donna sopravvissuta alla tragedia di un terremoto;  dopo l'evento la sua vita è completamente cambiata e tutto è diventato più difficile: chiusa nella sua solitudine troverà una sua forma per reagire e per ricominciare a vivere: ricostruire attraverso il video i frammenti della vita non vissuta delle vittime del terremoto in cui lei è stessa è rimasta coinvolta, prendendola in prestito da involontari "attori" che si alternano nel parco della città in cui la donna è tornata ad abitare.

Ricomporre "la parte mancante" attraverso il montaggio video per Elena è un modo per rendere giustizia a quelle vite prematuramente scomparse, un dono per quelle persone di ogni età a cui è stato negato il futuro, quel futuro tragicamente interrotto che la protagonista cerca a suo modo di riscattare per loro e per se stessa. Un corto, quello della Pitefogrefilm che esprime una soluzione nuova nella rielaborazione del lutto ma che nello stesso tempo riflette sul mezzo cinematografico stesso, in particolare sul montaggio che è l'essenza stessa del linguaggio del cinema ed elemento che lo differenzia da tutte le altri arti figurative. 

Dopo una pletora di programmi e serie televisive e non, pronte a scatenare il sensazionalismo, la lacrima compiaciuta e i miracolismi, questo corto restituisce con grande onestà un dramma e una tematica che ha subito un accanimento mediatico senza pari ; affronta la solitudine e il trauma psicologico dei sopravvissuti, la voglia disperata di ricomporre tra le macerie  rapporti sociali autentici,  di tornare su  quei  luoghi smembrati e devastati .

Seppure il film non indichi una collocazione temporale, né un'ambientazione geografica ben riconoscibile, mette in campo un aspetto di queste nostre recenti tragedie che le istituzioni e i media hanno trascurato: la spinta a ricominciare dei sopravvissuti e degli sfollati e la volontà di ricostruire e riappropriarsi delle loro case, delle loro piazze e dei loro affetti. Un graduale ritorno alla normalità perché  anche Elena che ha avuto il privilegio e l'onere di continuare a vivere ha bisogno di riappropriarsi della sua "parte che manca" anche attraverso la ricostruzione del passato e del  futuro incompiuto di quelle vite perdute. 

di GUIDO IANNI
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intervista originale all'indirizzo del sito: http://www.you-ng.it





PAOLO BUDASSI E LA PITEFOGRE FILM
14 settembre 2011
 

Paolo Budassi è un regista romano e non solo, che lavora nella casa di produzione indipendente Pitefogre Produzioni – dal luglio 2010 PITEFOGREFILM - fondata da lui stesso e da altri tre amici e colleghi: Stefano Bertuzzi, Angelo Di Gennaro – attore che vediamo spesso nei lavori del regista – e Marco Gaetani nel lontano 2004. Budassi, nel corso degli anni, fino a oggi, ha dato vita a numerosi corti. Conosciamoli insieme...

( I titoli con l'asterisco non li ho visti in quanto non disponibili )

 2005 – Bentornato a casa, 16 min. Un ragazzo nella solitudine della sua stanza gioca con la morte che ai suoi occhi appare come una donna vestita elegantemente di nero...quando si rende conto della pericolosità e della follia di questo gioco sarà troppo tardi... Un corto ben fatto con un sonoro notevole, curato dallo stesso regista, e una fotografia accattivante di Stefano Bertuzzi. La storia seppur lenta risulta a tratti angosciosa, sopratutto verso il finale quando si capisce la reale dinamica di un ultimo, folle ed insensato gesto guidato dalla mietitrice per eccellenza.

 2006 – Aria 16 min.* Una notte. Un uomo e una donna. La loro solitudine. La loro asfissia. Ognuno vive la propria esistenza all’insaputa dell’altro. Ognuno intrappolato nel suo destino. Vivono ma non riescono a sentirsi parte di questo mondo. Avvertono però la necessità di muoversi, andare oltre, per prendere coscienza e convinzione del significato del loro agire e delle loro relazioni. Il bisogno insopprimibile di respirare... aria.

 2007 – Con un vetro a separarci, 19 min. Sara, interpretata in maniera davvero squisita dall'attrice Stefania Camassa, è una ragazza semplice con la passione per il teatro e per la scrittura. Angelo, ben interpretato dall'attore Angelo Di Gennaro, è un attore in cerca di un ruolo da interpretare. Tra i due protagonisti si insinua Jeff Buckley, sempre interpretato da Di Gennaro, personaggio protagonista della sceneggiatura a cui sta lavorando Sara. Le due realtà cominciano a fondersi e porteranno una crescita interiore in Sara e i due protagonisti a “crescere” insieme nel percorso della vita reale, dove Jeff “esiste solo per metà”. Un'atmosfera sognante quella di questo lavoro molto apprezzabile pulito e curato in ogni dettaglio. Con un vetro a separarci ha vinto al Festival Videocorto di Nettuno il premio Troisi come miglio film e sempre nello stesso Festival il premio a Stefania Camassa come miglior attrice protagonista e al Fano International Film Festival si è aggiudicato la menzione speciale della giuria.

 2007 – Il motore inconsapevole, 16 min. Cosa succederebbe se al posto di una cosa ne dicessimo o facessimo un'altra? “Siete sicuri di non aver mai ucciso?”. Questo è il quesito fondamentale in questo corto alla sliding doors. Basta poco per scatenare eventi felici o tragici...probabilmente non sapremo mai realmente rispondere alla domanda che ci viene posta.... Una visione che ti attrae consciamente verso il suo epilogo. Il motore inconsapevole è stato selezionato nel 2008 per il David di Michelangelo ed è presente, nel catalogo Anica 2008 – Associazione Nazionale Industrie Cinematografiche Audiovisive e Multimediali -

 2008 – E se posti fossero due 19 min.* Lo sai qual è il posto più bello del mondo? Quello dove ti ha battuto più forte il cuore. Non importa se sia mare, montagna, un fiume, un parco, una casa. Quando lo troverai, lo riconoscerai subito, ed ogni volta che ci ritornerai proverai di nuovo le stesse irripetibili emozioni…quello sarà e resterà per sempre il posto più bello del mondo. E se i posti fossero dueha vintoil premio del pubblico al festival del Nordest “Sipario d'argento”, il premio terzo classificato al Occhiettineri Corto Festival ed è stato il vincitore della serata “Cinema che verrà” a Inventa un film nel 2009.

 2009 – la foglia perfetta 17 min. Anita ( Stefania Camassa ) ha un trascorso di droga alle spalle e una vita da vivere e nella ricerca di se stessa si avvicinerà casualmente alle foglie accostandone il proprio destino. Profondo e come per i lavori precedenti, molto curato e ben recitato. La foglia perfetta ha vinto il premio giuria e si è aggiudicato anche il 2° posto come miglior attrice protagonista – sempre Stefania Camassa – al Festival Videocorto di Nettuno, il premio miglior sonoro al Festival Immagini a confronto e il premio del pubblico al Festival al Caffè Fandango.

 2010 – 5 Note 22 min circa.* Nella musica, come nella vita, ogni cosa ha il suo ritmo... ogni cosa ha il suo tempo. E' stato selezionato ai seguenti Festival: Invente un film 2011, O'curt Film Festival 2011, festival Videocorto di Nettuno 2010, festival Jonio in Corto 2010, Golfo dei Poeti Film Festival 2010, San Paolo Film Festival e Cuveglio Film Festival 2010.

 2011 – Il vero amore 20 min circa.* All’interno del proprio ambiente familiare una donna subisce quotidiane violenze dal proprio compagno. Schiva e silenziosa nasconde il proprio dramma al mondo dietro sorrisi tirati. Un giorno, però, un’altra donna scopre la verità. Sembra questa essere l’amica e il sostegno che potranno aiutarla ad uscire dall’incubo. Questo sembra ma altro si nasconde. ( Trailer disponibile su: http://www.pitefogrefilm.it/il-vero-amore.php )

Il vero amore ha vinto il premio del pubblico al Festival Videocorto di Nettuno 2011 ed è stato selezionato al Premio Cinematografico Palena 2011, Trani Film festival 2011 e Rocca Longobarda Film festival 2011. 

In conclusione posso aggiungere che i lavori di questo regista sono dei lavori che meritano una certa attenzione. Ben fatti, come spesso mi sono ritrovata a precisare, sotto tutti i punti di vista. La fotografia è sempre buona e sensata, il sonoro è impeccabile e le musiche seguono senza sbavature l'andatura di ogni singola storia e la recitazione - della quale mi sono ritrovata ad apprezzare in particolar modo le performance e il talento di Stefania Camassa - è senza dubbio piacevole e ben riuscita e per nulla forzata o amatoriale. Cast tecnico e artistico quindi di alto livello.

 Vi segnalo il sito della PITEFOGREFILM sul quale potete trovare maggiori informazioni, foto dei backtage e dai set e dove soprattutto potrete trovare e vedere i corti messi a disposizione nella categoria Video. http://www.pitefogrefilm.it/index.php

 Mi raccomando....vedere per credere!!!  

[ Marinella L.]
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intervista originale all'indirizzo:
https://www.facebook.com/notes/non-solo-g0r3/paolo-budassi-frajese-e-la-pitefogre-film/248415025201330



 

email: info@pitefogrefilm.it Grafica e sviluppo Paolo Budassi